Audizione
di rappresentanti della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle
province autonome, dell'Unione delle province d'Italia (UPI) e
dell'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito
dell'indagine conoscitiva sui rapporti tra il sistema di gestione dell'anagrafe
tributaria e le amministrazioni locali, l'audizione di rappresentanti della
Conferenza dei presidenti delle regioni e delle
province autonome, dell'Unione delle province d'Italia (UPI) e
dell'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI).
Nell'ambito della presente indagine conoscitiva, questa Commissione ha già
proceduto all'audizione di alcuni rappresentanti del
Governo, il ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia, il
sottosegretario per l'interno Antonio D'Alì e il
ministro per l'innovazione tecnologica Lucio Stanca. Inoltre, nella seduta del
15 dicembre si è svolta l'audizione del presidente di SOGEI Spa,
avvocato Sandro Trevisanato, e dell'amministratore
delegato, ingegnere Aldo Ricci, nel corso della quale
sono state approfondite le tematiche concernenti le prospettive industriali e
la missione istituzionale dell'azienda.
Sono oggi presenti ai lavori della nostra Commissione per la Conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome il dottor Romano Colozzi, assessore alle risorse finanziarie e bilancio
della regione Lombardia, il dottor Aurelio Bertozzi,
dirigente dell'unità organizzativa tributi ed entrate regionali della regione
Lombardia, il dottor Roberto Nepomuceno, membro dell'ufficio di Roma della regione Lombardia, il dottor Luigi Idilli, dirigente
responsabile del settore tributi per la regione Toscana e il dottor Paolo
Alessandrini, responsabile per i rapporti con il Parlamento della Conferenza
dei presidenti delle regioni; per l'Unione delle province d'Italia sono
cortesemente intervenuti il dottor Maurizio Zingoni,
consigliere provinciale di Livorno e membro
dell'ufficio di presidenza dell'UPI, il dottor Piero Antonelli,
direttore generale dell'UPI e la dottoressa Luisa Gottardi,
funzionario dell'UPI.
Avverto che, per sopravvenuti impegni istituzionali, i rappresentanti dell'ANCI
hanno manifestato l'impossibilità ad intervenire alla seduta odierna ed hanno
trasmesso un documento che sarà allegato al resoconto stenografico della seduta
odierna (vedi allegato).
Nel ringraziare i nostri ospiti per aver accolto l'invito
della Commissione, do la parola al dottor Romano Colozzi,
assessore alle risorse finanziarie e bilancio della Regione Lombardia.
ROMANO COLOZZI, Assessore alle risorse
finanziarie e bilancio della regione Lombardia. Prima di dare lettura di un
breve documento, vorrei precisare che la Conferenza dei presidenti ha un
proprio metodo per decidere le posizioni da portare in sede di
audizioni e che i documenti che possono essere riconosciuti come
documenti della Conferenza sono soltanto quelli formalmente approvati dalla
Conferenza. Il documento di cui darò lettura rappresenta invece un contributo -
credo peraltro largamente condiviso - che ho predisposto personalmente, come
coordinatore degli assessori al bilancio di tutte le regioni italiane, senza
che vi sia stato il tempo, per evidenti motivi, di sottoporlo ad un passaggio
formale di approvazione, né in sede di riunione degli
assessori né tanto meno in sede di Conferenza dei presidenti.
L'attuale situazione relativa ai rapporti tra gli enti
impositori substatali e l'amministrazione finanziaria
statale vede SOGEI quale significativo intermediario nella gestione dei
tributi.
Circa la consistenza del ruolo di SOGEI quale interlocutore delle regioni, si
vuole evidenziare che l'attuale gestione dell'IRAP è attribuita alla stessa, in
via esclusiva, dallo stesso decreto legislativo n. 446 del 1997, istitutivo
dell'imposta, in assenza di apposite leggi regionali
in materia. Alcune regioni, dotatesi di propria regolamentazione
dell'IRAP attraverso idonei strumenti legislativi, hanno individuato nello
strumento convenzionale la modalità più avanzata per garantire la
«governabilità» del tributo e affidare la gestione ad un soggetto a rilevanza
pubblica quale l'Agenzia delle entrate.
Questa, ad esempio, è la situazione in cui si trova la regione Lombardia, che è
stata la prima ad attivare uno strumento convenzionale, ma è ancora largamente
minoritaria tra le regioni, anche se ho l'impressione che stiano dirigendosi verso questa direzione tutte le regioni, che evidentemente
si trovano in condizioni molto diverse, sia dal punto di vista delle tecnologie
informatiche sia per quanto riguarda la gestione di questo tipo di servizio.
Lo strumento convenzionale, la cui operatività è assicurata dalla SOGEI,
rappresenta una modalità avanzata e flessibile per la
gestione dei tributi delle regioni. In tal senso, nello strumento
convenzionale, che nasce dal pieno riconoscimento della titolarità del tributo
in capo all'ente impositore, vengono evidenziate le
risultanze operative dell'attività gestionale dell'Agenzia necessarie a
favorire il governo del tributo nell'ambito di una politica fiscale regionale. Se volessimo fare una banale affermazione di principio,
potremmo dire che lo Stato gestisce e le regioni governano la fiscalità del
territorio in coerenza con il Titolo V della Costituzione.
Lo strumento convenzionale, per quanto valido, non offre le garanzie che una
piena attuazione della Costituzione assicurerebbe alla fiscalità regionale e
locale. In tale direzione opererebbe - e qui vorrei avanzare una proposta - la
previsione di attribuire una incisiva quota di
partecipazione al capitale di SOGEI di tutte le amministrazioni regionali.
Infatti, determinata la compatibilità della quota complessiva alle stesse
conferibile, l'onere del finanziamento dell'operazione potrebbe essere
ripartito, per esempio, in relazione alla
localizzazione della base imponibile dei tributi affidati in gestione alla
SOGEI per il tramite dell'Agenzia delle entrate. Con tale processo
partecipativo le regioni verrebbero coinvolte nel
«piano industriale» di SOGEI e nella definizione del compito istituzionale
della società. Diventerebbe istituzionale assicurare al sistema tributario
regionale la presenza di centri di servizio finalizzati alla gestione, alla
diffusione delle conoscenze, all'integrazione dei sistemi gestionali
di comuni e province nell'ambito della stessa regione, al coordinamento della
finanza locale. Per realizzare questo processo appare opportuno che la
responsabilità nella conduzione dei centri di servizio venga
individuata dal presidente della regione d'intesa con il ministro dell'economia
e delle finanze, quali enti impositori e/o percettori di tributi, nonché
azionisti di riferimento di SOGEI. Le stesse regioni, per la quota di
partecipazione loro attribuita, potrebbero coinvolgere gli enti locali, minori
e intermedi. Da questo punto di vista vorrei segnalare come sia
in atto, a valle dell'approvazione della riforma del Titolo V, un movimento
significativo più o meno avanzato a seconda delle regioni di condivisione di
percorsi per l'attuazione del federalismo fiscale e quindi anche della politica
tributaria che vede coinvolti sia la regione che i rappresentanti delle
province e dei comuni, nonché delle comunità montane. Ad esempio, nella regione
Lombardia noi pensiamo di poter approvare nelle prossime settimane una
posizione congiunta di tutti questi soggetti istituzionali.
In proposito non è possibile non ripetere quanto già acquisito da questa
Commissione nell'audizione del 1998. Ora, come allora, si evidenzia che per il
raggiungimento di tali finalità sarà indispensabile una stretta collaborazione
e un continuo raccordo tra il centro e le regioni per la concordanza delle
informazioni e per il trasferimento, da parte del ministero, non soltanto dei
dati ma anche delle modalità applicative sugli stessi,
anche con l'obiettivo di poterne verificare la validità tenendo conto sia delle
differenze connaturate alle singole realtà regionali sia delle novità
legislative in materia tributaria introdotte dalle stesse regioni.
Non possiamo dimenticare che, pur nell'ambito delle restrizioni già definite
sia dalla legge sia dalle sentenze della Corte costituzionale, le regioni hanno
potestà legislativa in questa materia. Questo rapporto collaborativo
non potrà non essere intessuto a livello istituzionale affidando agli eventuali
tecnici coinvolti (informatici e/o amministrativi) le valutazioni meramente di
tipo esecutivo.
In questo contesto le regioni avranno la necessità di
tutelare una propria visibilità su entrambi i versanti (statale e locale), ma
anche di intervenire a scopo di certificazione, integrazione e compatibilità
degli archivi; tale ruolo si traduce, a livello di tecnologia telematica, nella
costituzione di singole reti regionali che, oltre a fungere da raccordo fra le
reti locali più piccole e da interfaccia di accesso verso lo Stato, sia luogo logico
di costituzione e aggiornamento delle proprie banche-dati che, implementate dal
basso e dall'alto, potranno diventare, dopo la predisposizione e la
sperimentazione di opportuni processi, strumenti di tipo decisionale atti ad
esercitare, per esempio, le nuove funzioni di governo che la devolution assegna alle regioni.
Qualsiasi forma di collaborazione dovrà partire dalla consapevolezza della pariteticità tra lo Stato e le regioni sgombrando il campo
da quel vizio d'origine, inerente la
sottovalutazione delle capacità gestionali di ciascuna amministrazione
regionale, che ha sempre caratterizzato il comportamento del ministero come dei
soggetti suoi concessionari.
Partendo da tale consapevolezza è importante però sottolineare,
a questo proposito, l'eterogeneità dell'informatizzazione della pubblica
amministrazione: vi sono regioni che dovranno appoggiarsi parzialmente o
completamente al sistema statale per un'oggettiva situazione carente dal punto
di vista organizzativo e tecnologico, ed altre che sono in grado non soltanto
di gestire una base-dati in modo completamente autonomo ma anche di arricchire
e integrare il patrimonio informativo, condiviso con l'amministrazione
centrale, con apporti provenienti da altre componenti del sistema informativo
regionale.
La stessa regione Lombardia, avendo già investito e realizzato un proprio
sistema informativo, non può accontentarsi di accedere
semplicemente al sistema tributario centrale, ma rivendica la potestà di
utilizzare la porzione informativa che gli compete in modo autonomo e dinamico.
L'esempio lombardo costituisce la direzione cui si stanno
orientando le amministrazioni regionali; lo sforzo organizzativo e tecnologico
posto in essere dalle regioni rappresenta un'opportunità di confronto per il
sistema fiscale statale.
Concludo, richiamando l'attenzione della Commissione
su una criticità ed una opportunità che noi scorgiamo (consentitemi questa
osservazione di carattere politico a conclusione di questo ragionamento): le
regioni, in occasione della legge finanziaria per il 2005, avevano avanzato,
anche se in veste non formale ed unitaria, la disponibilità ad essere
associate, anche insieme agli enti locali, nella lotta all'evasione. Crediamo infatti che un contributo in questa direzione possa essere
ottenuto, se vi è la volontà politica, soltanto attraverso l'integrazione dei database
fiscali esistenti a tutti i livelli.
Questo è il reale motivo per cui crediamo che vi debba
essere un coinvolgimento formale anche nella società che gestisce le banche
dati nazionali, al fine di consentire, in primo luogo, un'omogeneità a livello
tecnologico ed evitare in continuazione che ogni cambiamento, deciso
autonomamente dal centro, disallinei i sistemi
informativi, rendendo in sostanza il sistema più oneroso e non «colloquiabile»;
in secondo luogo, noi crediamo che l'integrazione dei sistemi possa, oltre che
consentire quegli incroci utili nella lotta all'evasione, permettere di
sfruttare la conoscenza, che è inevitabilmente maggiore a mano a mano che ci si
avvicina ai cittadini, per la cosiddetta «pulizia» delle banche dati.
In conclusione, stiamo effettuando da questo punto di
vista un'esperienza, anche se non è riferita alla fiscalità generale, sul tema
del demanio idrico, la cui competenza è stata trasferita, con il processo
attivato dai provvedimenti «Bassanini», alla regioni; ebbene, da quando questa realtà è stata
affidata alle regioni, stiamo scoprendo una realtà impressionante. Si tratta infatti di banche dati o inesistenti o vecchissime!
Tra l'altro, si registra un grave danno per l'erario pubblico, perché molti
soggetti sfruttano risorse pubbliche non pagandole, con una sperequazione tra i
cittadini: casuale infatti diventa il censimento di
uno o degli altri soggetti, e questo consente, a parità di vantaggi ricevuti
dallo sfruttamento delle risorse demaniali, a qualcuno di effettuarlo a titolo
gratuito e a qualcun altro a titolo oneroso.
Si tratta soltanto di un esempio, anche se riteniamo che le dimensioni del
fenomeno possano essere consistenti.
Da ultimo, l'integrazione dei database fiscali ed anagrafici rappresenta
un'esigenza ormai indifferibile, anche per evitare costi aggiuntivi in termini di erogazione dei servizi, ad esempio nel campo della sanità.
Talvolta si legge infatti dalla stampa che qualche
medico di base è stato pagato per anni per mutuati già defunti; ciò accade
perché, a livello statale, non è stata ancora definita quale sia la base dati
reale alla quale collegarsi per gli incroci, le «pulizie» degli archivi e per
le verifiche conseguenti.
PRESIDENTE. Vorrei fare una domanda
all'assessore Colozzi: sicuramente, l'allineamento
dei dati è un argomento che già è stato affrontato più volte in questa
Commissione, ed ormai, su questo profilo, vi è un unanimità
di consensi tra gli auditi e coloro che ascoltano.
Certo, rimane la necessità di giungere ad una conclusione «felice».
Per quanto riguarda la proposta che mi sembra effettivamente nuova, quella
della disponibilità, pur formalmente non data, ma che può essere ritenuta
acquisita, delle regioni a partecipare al capitale di SOGEI, vorrei evidenziare
un aspetto: voi la configurereste come una partecipazione collegata sempre,
come nel caso della Lombardia, alla vicenda di Lombardia informatica, e quindi
con un rapporto che in questo caso sarebbe di partecipazione a SOGEI, ovvero
facendo partecipare la società, ad esempio Lombardia informatica, al capitale
di SOGEI? Si tratterebbe cioè di una partecipazione
diretta della regione o attraverso una società della regione stessa?
ROMANO COLOZZI, Assessore alle risorse
finanziarie e bilancio della regione Lombardia. Ritengo che in questo caso
vi siano due problemi che si pongono su diversi livelli: in primo luogo,
occorre stabilire chi sia il referente politico della SOGEI, perché le scelte
che questa società compie non sono meramente tecniche ed hanno un impatto sia
sulla sostanza della politica fiscale sia sulla possibilità di verifica della
riscossione dei tributi che, evidentemente, non consente di derubricare
la valenza delle scelte di SOGEI a mero atto gestionale
o tecnico. Pertanto, noi crediamo che vi debba essere un coinvolgimento a
questo livello politico anche delle regioni.
D'altra parte, si tratterà di individuare strumenti
maggiormente operativi, nei quali l'integrazione dovrebbe essere verosimilmente
tra i rispettivi organismi o strumenti che nelle varie regioni gestiscono i
sistemi informativi. Sottolinerei tuttavia
l'opportunità che questa sia garantita rispetto al Ministero dell'economia e
delle finanze, all'Agenzia delle entrate ed al sistema delle regioni o delle
autonomie, anche se non sotto forma di partecipazione al capitale sociale (per
evidenti motivi).
PRESIDENTE. Prima di dare la parola agli altri componenti della Commissione, vorrei precisare che rispetto
a quando abbiamo iniziato tale percorso - ed in effetti qui si ricordava
l'audizione del 1998 - la società SOGEI è oggi integralmente pubblica. È
controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, che rappresenta
il suo referente politico principale, anche se forse occorrerebbe pensare ad
incrementare il rapporto con il Ministero per l'innovazione e le tecnologie,
perché non vorrei che un'importante società come SOGEI non fosse valutata per
quelle che sono le sue potenzialità proprio perché viene vista soltanto come
una delle tante società collegate dal Ministero dell'economia e delle finanze.
Lascio ora la parola agli altri colleghi che intendono intervenire.
PAOLO FRANCO. Non posso che condividere la
relazione dell'assessore Colozzi in
quanto volta al miglioramento del controllo e della disponibilità dei
dati utili all'esercizio delle funzioni che spettano a SOGEI. Mi interessa avere una conferma su alcuni argomenti
affrontati dalla relazione. Il fatto che alcune regioni abbiano manifestato la
disponibilità ad interagire finanziariamente e funzionalmente con SOGEI mi
procura una certa soddisfazione, perché si lega anche alla funzione che può
avere la lotta all'evasione fiscale; infatti le realtà
locali hanno ovviamente la percezione e la conoscenza di fenomeni che invece a
livello centrale non possono essere controllati. Se
SOGEI fornisce gli strumenti, per farlo concretamente deve entrare in simbiosi
con le autonomie locali in modo tale da avviare uno scambio concreto di dati.
Il fatto di disporre dei dati dell'anagrafe tributaria
può essere anche di ausilio per un miglior controllo ed impiego delle risorse.
Nel momento in cui riusciremo ad avere i dati aggiornati e completi nel tempo
più rapido possibile potremo formulare politiche di
bilancio attente, perché credo che anche a livello statale il problema sia
costituito non soltanto dal reperimento di nuove risorse, ma anche dalla
gestione delle risorse esistenti. Nel passato gli enti locali preferivano
aumentare il livello di imposizione fiscale piuttosto
che operare un vero e proprio controllo di bilancio. Attraverso questa
collaborazione è possibile concentrarsi maggiormente su questa strada?
A mio avviso si dovrebbe cominciare comunque a
cogliere l'opportunità di una collaborazione tra enti locali e SOGEI,
indipendentemente dal fatto che vi siano regioni ed enti più o meno pronti ad
intraprendere questo percorso interagendo con essa anche attraverso una
partecipazione finanziaria. L'iniziale collaborazione anche solo di un certo
numero di enti locali farebbe sicuramente da traino a
quelle autonomie locali oggi poco propense ad affrontare questa esperienza.
GIUSEPPE ONORATO BENITO
NOCCO. Assessore Colozzi, in base alla sua
esperienza, per evitare che si venga a creare una sperequazione fra le varie
regioni, perché è evidente che le risorse sono diseguali, si potrebbe iniziare
con una regione come la Lombardia in modo che funzioni da esempio e da traino
per le altre?
A mio avviso si potrebbe iniziare anche in questo modo, specificando, però,
quali debbano essere le quote di partecipazione, perché non si può prevedere
che le regioni più ricche acquisiscano una quota prevalente rispetto alle
altre. Assessore, possiede un quadro di insieme delle
possibilità di partecipazione delle varie regioni dislocate in Italia?
ROMANO COLOZZI, Assessore alle risorse
finanziarie e bilancio della regione Lombardia. Sono assolutamente convinto
che un miglioramento del livello gestionale delle
anagrafi tributarie consente politiche di bilancio più intelligenti e con
minori sprechi, oltre che una programmazione più certa da parte degli enti
competenti per le diverse funzioni. Faccio un esempio per far comprendere la farraginosità con cui funziona attualmente
il sistema. Voi sapete che, prima che le finanziarie degli ultimi anni
intervenissero per bloccare l'autonomia impositiva
riconosciuta dalla Costituzione, le regioni hanno operato delle manovre fiscali
aumentando le addizionali IRPEF e, in alcuni casi, IRAP. Ebbene a distanza di
tre anni a chi ha «spremuto» i propri cittadini ancora non
sono stati riconosciute dallo Stato le risorse corrispondenti; anzi
addirittura, senza una nostra sollecitazione, le manovre di sovrimposta
sarebbero state riversate a beneficio dei cittadini che avevano versato le
imposte. Il miglioramento del sistema consentirebbe una gestione molto più oculata di tutte le risorse e, soprattutto,
consentirebbe anche a regioni ed enti locali di evitare manovre al buio.
L'assurdità della situazione è data dal fatto che, ancorché nei limiti previsti
dalla legge e riconfermati dalle sentenze della Corte Costituzionale, le
regioni possono manovrare le imposte nei limiti riconosciuti e tuttavia, non
avendo conoscenza delle basi imponibili, operano sempre delle manovre al buio.
Per quanto riguarda la tempistica credo non vi possano
essere dubbi, perché oltre alla Lombardia vi è un gran numero di regioni che è
già in grado di partire con le proprie strutture; penso pertanto che alla fin
fine quasi tutte le regioni sarebbero coinvolte nel processo. Mi permetto di
rilevare che sul tema del cosiddetto federalismo a due velocità si è fatto
molto allarmismo e molta demagogia, mentre mi sembra che le regioni al loro
interno non vivano molto questo problema. Una prassi consolidata al nostro
interno è che laddove non sono in gioco delle opzioni
politiche e legislative, su cui ogni regione ovviamente ha la sua totale
autonomia, ma si tratta di attrezzare strumenti tecnologici o servizi, spesso
le stesse regioni concordano accordi, convenzioni e sostegni reciproci. Direi
che l'ultimo problema è, per così dire, «fermare il treno» in
attesa di non si sa cosa.
Concludo, dicendo che ogni inizio serve a mettere a
punto il sistema e a migliorarlo correggendo gli errori e le eventuali lacune.
Consentire, quindi, a chi è pronto di partire permette alle regioni che sono
«più indietro», che hanno fatto altre scelte e spesso dispongono
di minori risorse, di non pagare il prezzo di tentativi che
inevitabilmente comportano problemi.
PRESIDENTE. Saluto e ringrazio il dottor Colozzi e le persone che lo hanno accompagnato per il contributo offerto. Riferiremo alla SOGEI in merito alla disponibilità ufficiosa ma significativa delle regioni nel partecipare al capitale sociale della società.
Do la parola ai rappresentanti dell'Unione delle province d'Italia.
MAURIZIO ZINGONI, Membro
dell'ufficio di presidenza dell'Unione delle province d'Italia. Ho
con me una relazione che illustrerò brevemente e alla quale aggiungerò alcuni
appunti su quanto detto durante l'audizione dei rappresentanti della Conferenza
dei presidenti di regione e delle province autonome,
che ho ascoltato molto attentamente.
Il sistema finanziario delle province, inteso quale struttura delle entrate
delle province, ha subito un profondo mutamento, che è corso in parallelo
rispetto al processo di decentramento amministrativo e di riforma del Titolo V della Costruzione. L'esame dei dati contabili nell'arco
dell'ultimo quinquennio rivela come le entrate tributarie siano cresciute del
52 per cento, grazie soprattutto all'incremento del gettito dell'imposta RC
auto e dell'imposta provinciale di trascrizione; parimenti interessante è la dinamica dell'addizionale sui consumi di energia elettrica
che ha fatto registrare, nello stesso arco temporale, un incremento dell'82 per
cento. In estrema sintesi, l'attribuzione di queste imposte alle province - cui
è corrisposta una correlata riduzione di trasferimenti erariali - ha di fatto avviato un processo che vede la costante riduzione
della componente statale all'interno delle risorse provinciali, processo che si
è rivelato propedeutico ad un compiuto federalismo fiscale.
Vorrei svolgere alcune considerazioni sull'attuazione dell'articolo 119 della
Costituzione. Anche se la finanza delle province è
prevalentemente derivata, credo che l'audizione sia centrata soprattutto
sulla possibilità di accesso all'anagrafe tributaria. Sono pienamente concorde
con quanto ha detto il dottor Colozzi riguardo al
fatto che quanto più vengono utilizzati gli archivi
tanto più si contribuisce alla loro «pulizia». Le province toscane, cui è stata
affidata nella nostra regione la competenza sui consorzi di bonifica, si sono
trovate a «ripulire» un archivio che versava in condizioni disastrose. Bisogna
tenere conto della difformità delle legislazioni regionali conseguente
all'applicazione del federalismo e sosteniamo la possibilità di
accesso ad un'anagrafe tributaria per le necessità delle province in
funzione di questo aspetto.
L'individuazione di un quadro di federalismo fiscale pone dunque, in
prospettiva, l'esigenza di ottenere informazioni certe ed aggiornate sulla
situazione fiscale e patrimoniale dei soggetti destinatari delle imposte; e
questo vale per ogni livello di governo considerato, al di là
di quella che sarà, in un prossimo futuro, l'architettura e
l'articolazione che si vorrà dare all'articolo 119 della Costituzione. Per le
province, in particolare, nell'ambito dei lavori della commissione di studio per il federalismo fiscale, sembra profilarsi un
«pacchetto» di tributi principalmente legati alla mobilità ed ai trasporti.
La stretta relazione tra l'anagrafe tributaria, le sue diverse articolazioni
(Agenzia del territorio e Agenzia delle entrate) e il sistema della regioni e delle autonomie locali è pressoché palese,
soprattutto laddove si intersecano l'interesse dei comuni per una corretta
individuazione del patrimonio immobiliare (ICI), quello delle province (i
consorzi di bonifica) e quello delle regioni (IVA, Irpef
e IRAP). Meno diretta, allo stato attuale, è la correlazione tra l'anagrafe e
le province, non avendo questi enti imposte proprie
direttamente riconducibili ad un sistema patrimoniale censito centralmente. È
pur vero, però, che allo stato attuale ogni livello di governo deve essere e
sentirsi coinvolto nelle procedure ricognitive e di
controllo che rappresentano le fondamenta del sistema erariale complessivamente
inteso, in virtù del quadro di coordinamento della
finanza pubblica e della generale responsabilità nei confronti del Trattato di
Maastricht. È, quindi, quanto mai opportuno cominciare ad operare una
riflessione sulla possibilità di creare un sistema di interconnessione
con gli enti locali, alla stregua di quanto già in parte realizzato con le
regioni, le quali hanno creato - in buona parte - proprie anagrafi regionali
che dialogano con quella centrale e che garantiscono, peraltro, anche la
correzione di milioni di posizioni all'anno, contribuendo ad un processo di
semplificazione e di «pulitura» degli archivi disponibili. Questo sistema dovrà
essere non solo esteso a tutte le regioni, ma anche costruito in modo tale da
garantire l'interoperabilità infraregionale,
al fine di ridurre quanto possibile l'evasione fiscale.
In questa prospettiva, dunque, proprio in virtù della diffusa responsabilità
dei diversi livelli di governo in materia di finanza pubblica nonché nella prospettiva di un quadro di federalismo fiscale
ancora tutto da definire, si ritiene necessario che anche il sistema delle province
venga messo nelle condizioni di accedere, dapprima, alla banca dati contenuta
nell'anagrafe tributaria, per poi arrivare a costruire un sistema «a rete»
diffuso sul territorio e accessibile dai soggetti titolari di interesse
legittimo.
Inoltre, soffermandomi su quanto detto precedentemente,
aggiungo la necessità di protocolli tecnici ma anche di protocolli di accesso
con l'individuazione di responsabilità precise (dato che si tratta di strumenti
non di curiosità ma di lavoro per consentire una corretta applicazione della
finanza locale, come previsto dalla riforma) uniformi in tutto il territorio
proprio per evitare l'impossibilità di dialogare.
PRESIDENTE. Ringrazio per il contributo
offerto. Rilevo il passaggio particolarmente significativo
che, mi sembra, riguardi soltanto le regioni Toscana e Marche, del
trasferimento di competenze in capo alle province del consorzio di bonifica.
È vero comunque che il primo grande problema del
tributo di bonifica su tutto il territorio nazionale è una anagrafe che è
praticamente nel caos, perché generalmente arrivano cartelle ai defunti oppure,
all'interno di una stessa famiglia, arrivano cartelle a tre o a quattro persone
diverse nonostante vi sia un unico proprietario. Ciò deriva dal fatto che vi
sono delle anagrafi ormai obsolete, che se non vengono
ripulite periodicamente rischiano di fare più danno, anche di immagine,
rispetto a quanto non faccia il tributo medesimo. Quindi,
sotto questo profilo, l'osservazione è pienamente condivisa.
È evidente che nel federalismo fiscale vi potrà essere un'assegnazione di ruoli
diversi alle province; per questo probabilmente potrebbe servire un buon quadro
regionale di riferimento, perché se le regioni fossero partecipi di SOGEI,
dovessero gestire dei tributi e volessero trasferire, almeno a livello gestionale e di individuazione impositiva,
il tributo medesimo, sarebbe necessario che nelle province vi fosse un
allineamento dei dati. Ritengo pertanto che la questione dell'allineamento dei
dati sia il punto chiave di tutta l'evoluzione futura del passaggio da un
federalismo fiscale e ad un fisco federale. Penso, infatti, che il secondo
passaggio debba essere questo; ancorché non dichiarato, è fin troppo evidente.
PAOLO FRANCO. Ritengo che l'ultimo aspetto
sottolineato dal presidente sia molto importante. Noi creiamo delle banche dati
che ovviamente dovranno essere il più estese
possibile, sia orizzontalmente sia verticalmente, per i soggetti titolati.
Tuttavia, quello dell'uniformità dei dati è un problema di fronte al quale ci
siamo trovati quando abbiamo ragionato all'interno dell'Unione europea
sull'ingresso dei nuovi membri. In quella sede vi fu un po' di discussione
perché - si tratta del mio pensiero, che ovviamente ha una valenza politica e
non solo tecnica - qualcuno a Bruxelles confondeva - so che non è questo il
caso del presidente Foti - l'uniformità dei dati con
l'uniformità dei sistemi dei tributi. Pure in una
logica di uniformità generale bisognerà trovare un
sistema qualitativo in grado di lasciare ai diversi paesi - ma anche alle
diverse regioni - da un lato la possibilità di accedere alla crescita, che
indubbiamente vi sarà, dello scambio dei dati informatici - SOGEI,
partecipazione degli enti locali -, dall'altro quella di agire sulla leva
fiscale in senso esteso, con l'autonomia che la legge prevede. Ho sentito che
qualcuno già auspicava aliquote IRPEF e aliquote IRPEG; io ritengo necessario
tener sempre presente che ci debbono essere queste due
vie, che pur compatibili devono rimanere separate, perché altrimenti si creano
delle strutture rigide non in grado - mi riferisco alla moneta unica e a come
la Banca europea sta gestendo la questione, ma questa è chiaramente una
considerazione di natura politica - di gestire le proprie esigenze e le proprie
necessità. Si tratta, come ho detto, di un mio pensiero, che ha una valenza
multipla, e tuttavia vorrei sapere se è tenuto in conto oppure se si ritiene
che vi debba essere una uniformità totale.
GERARDO LABELLARTE. Vorrei
approfondire un dato che mi aveva colpito, quello
dell'aumento delle entrate tributarie per il sistema province del 52 per cento
(in parte legato all'aumento del gettito dell'imposta RC auto). Vorrei capire
se questo dipende automaticamente dall'aumento dei prezzi assicurativi, dei
consumi di energia elettrica e dei relativi costi
oppure se vi è stata un'azione del sistema province e, in tal caso, attraverso
quali sistemi (rientro dall'evasione, aumento del gettito). Se ho capito bene,
il sistema province è totalmente passivo e quindi non
ha nessuno strumento di verifica.
MAURIZIO ZINGONI, Membro
dell'ufficio di presidenza dell'Unione delle province d'Italia. Anch'io condivido quanto ha detto il senatore Franco circa
il fatto che il federalismo compiuto deve essere applicato non su parametri o
aliquote standard, ma tenendo conto delle risorse dei territori e che una
corretta conoscenza delle risorse del territorio può dare come frutto una
corretta imposizione fiscale, quindi un'autonomia fiscale più cosciente, più
compiuta.
Per quanto riguarda l'altro aspetto, forse sono stato frainteso. Io mi riferivo
ai protocolli tecnici, al fatto cioè che vi sia
capacità di dialogo tra sistemi informatici all'interno di tutto il paese e che
ciò avvenga con estrema agilità, perché la mobilità dei cittadini all'interno
del nostro paese - e anche all'interno dell'Europa - deve essere comunque
salvaguardata e molto spesso i ritardi di trascrizione o quant'altro
derivano da aspetti meramente tecnici.
L'ultima osservazione riguarda la finanza delle province. Gran parte della
finanza delle province è derivata (l'imposta provinciale di trascrizione, la RC
auto, l'ENEL sono tutte imposte derivate). L'aumento - credevo di averlo detto
- ha corrisposto ad una diminuzione dei contributi erariali. Quindi,
sostanzialmente, ad una corretta applicazione del taglio da parte del Governo è
corrisposta una previsione corretta dell'aumento delle entrate.
PRESIDENTE. Ringrazio il dottor Zingoni per questo suo ultimo riferimento. Mi pare chiaro
che, se le province non hanno tributi propri da gestire, difficilmente possono
avere, sulla base di quelli che gestiscono
attualmente, possibilità concrete di lotta in funzione antielusione.
Ringrazio ancora il dottor Zingoni per essere intervenuto
e la dottoressa Gottardi che lo ha accompagnato.
Vorrei brevemente dar conto della memoria fattaci pervenire dall'ANCI: nella
prima parte, tale associazione ribadisce che appare di
fondamentale importanza la qualità dei dati necessari per una corretta gestione
delle principali imposte comunali, ICI e TARSU.
«Attualmente - recita la memoria - abbiamo verificato
l'esistenza di disallineamenti tra i dati della
popolazione residente nei comuni e i dati registrati nell'archivio anagrafico
dei codici fiscali, nell'ordine dell'8-10 per cento, mentre assai maggiori
appaiono i disallineamenti tra i dati degli immobili
contenuti nelle dichiarazioni ICI e quelli registrati negli archivi delle
agenzie del territorio».
Una seconda considerazione, che può essere utile soprattutto per quanto
comunicherò in sede di ufficio di presidenza, si sofferma
sul fatto che, mentre sino al 2001 SOGEI aveva una piccola struttura dedicata a
fornire soluzioni alle problematiche delle regioni e dei comuni, a partire
dalla costituzione di Sogei.it tale struttura è stata
smantellata ed il funzionamento degli interscambi è stato demandato più alla
buona volontà delle singole persone che ad una precisa strategia.
Fatte queste due riflessioni, l'ANCI conclude
«auspicando che da parte delle Agenzie fiscali e di SOGEI venga individuata
chiaramente una soluzione che abbia quale obiettivo la fornitura di servizi di
supporto per la circolarità delle informazioni tra i sistemi informativi
centrale e quelli degli enti locali, con una netta distinzione di ruolo
rispetto a SOGEI dedicata alla struttura centrale dell'anagrafe tributaria».
Ho voluto riassumere brevemente la memoria fattaci pervenire dall'ANCI, perché,
a mio avviso, sui tre argomenti riportati una riflessione potrà essere utile,
soprattutto nel corso dell'audizione che terremo nella
giornata di mercoledì 2 febbraio, alle ore 14, in questa sede.
Dichiaro conclusa l'audizione.